QUEI TENTATI DAL PASSAGGIO
DA FORZA ITALIA A FdI: “MAPPA”
DEI MOVIMENTI LECCHESI

LECCO – Venghino siori, venghino. Si fa lunga la fila davanti al tendone di Fratelli d’Italia anche nella nostra provincia e nonostante gli impresari locali. La regola, in politica, è sempre quella: quando si sparge la voce di una cuccagna di posti e di una bonanza di voti, sono in tanti ad accalcarsi per ritagliarsi uno spazio, con assembramenti nocivi quasi quanto quelli pandemici.

E così, puntualmente, sta avvenendo il medesimo nel lecchese, con una qualità che fatica un poco a reggere il passo con la quantità. Ma son dettagli.

C’è chi scalda i motori per il prossimo consiglio regionale, chi si vede già sul treno per lo scranno parlamentare, chi accarezza la fascia tricolore come prossimo sindaco della qualunque località, chi più modestamente prova a trovare lo strapuntino che gli altri partiti non gli hanno riconosciuto. Si moltiplicano i circoli nei diversi paesi e borghi, evento che testimonia lo stato di ottima saluta e di reclutamento robusto del partito meloniano. E si moltiplicano arrivi e pretese. Ci sono vecchie glorie come Antonio Piazza, il postino che bucó le gomme due volte, con tanto di moglie nelle liste elettorali di Lecco. Oppure Giulio Dozio, prima autista di Gigi Polverari e successivamente usciere di Daniele Nava, passato dal centrismo di Carlo Giovanardi al populismo di “Ggggiorgggia io sono una donna” senza battere ciglio.

Ma anche altri esponenti storici di Forza Italia sono tentati dal passaggio, come ad esempio Olivo Valsecchi di Valmadrera, che con qualche recente e raffinato post su Facebook non nasconde simpatie sovraniste. E non manca un protoleghista lecchese come Mauro Bolis che, dopo la messe di preferenze personali, vuole mettere a frutto il suo genio politico sotto le insegne della destra. Poco importa se i risultati delle recenti elezioni comunali di Lecco siano stati molto al di sotto delle aspettative, nonostante sondaggi e pronostici a favore.

Di certo non ha aiutato la compilazione di una lista molto claudicante, fin dai numeri che la vedevano incompleta, per non parlare delle preferenze che hanno visto svettare il solo Giacomo Zamperini, un ragazzo che ha la fortuna di potersi occupare notte e giorno unicamente di raccolta del consenso personale – seminando a volte veleno.

Un risultato del partito che, si narra, ha messo non poco sulla graticola Fabio Mastroberardino, il capo di FdI in provincia di Lecco, durante una cena svoltasi da Daniela Santanchè con i maggiorenti regionali per analizzare i voti. Mastro, come lo chiamano gli amici, non ha per nulla il piglio energico e risoluto di un mastro, nel senso di magütt, quanto piuttosto il levigato, morbido e placidissimo approccio di un bohémien abilissimo a non inciampare nello stress della politica ma desideroso di staccarne il dividendo, insomma un dandy cocchiere ottocentesco al quale hanno affidato la guida di una Ferrari da Formula 1. Con due grandi vantaggi dalla sua: la copertura politica dell’onorevole Alessio Butti, politico comasco di lungo corso eletto a Lecco, e il consenso per il partito che soffia a gonfie vele, permettendo che l’unica fatica sia oggi quella di allungare il cesto e farci cadere dentro le mele.

E vediamole un po’, queste mele. Tra le ceste più interessanti ci sono le raccolte che si sviluppano tra lago e monti. Pare che, sia a Bellano che a Colico, il partito della Meloni farà liste separate dal resto del centrodestra e in competizione con le attuali amministrazioni. Sono paesi dove i circoli FdI abbondano di iscritti, ma dove sono naufragate le trattative per via di richieste esose che non si limitavano alla presenza in lista ma pretendevano anche quella in giunta, e che hanno visto il secco rifiuto dei sindaci uscenti. Non è stato tenero, del resto, il giudizio che è calato su Masetti di Colico e su Raveglia di Bellano, i rispettivi caballeros che vogliono adeguati spazi e visibilità, ma la cui sola pronuncia suscita scompiglio nelle liste civiche che si apprestano ad essere riconfermate. Seguiremo con apprensione le performance di queste sfide, solitari nel centrodestra come un Giovanni Soldini nell’oceano, ma forse senza lo stesso physique du rôle.

A proposto di sport. L’ultima intemerata di quel gran tendone di cui dicevamo in apertura, dilaniato tra l’esuberanza di Zamperini e la sonnolenza di Mastro, è stata quella di una manifestazione a Barzio a sostegno degli operatori dello sci. Tralasciamo che vi fossero più parlamentari che non manifestanti, e che i gatti delle nevi fossero ben più numerosi dei quattro (gatti) messi insieme per la bisogna della foto con manifesto. Dove fa capolino il Cesare Galli, per dire uno degli astanti, che le cronache già ci rappresentano azzoppato dai gradini del bar, senza bisogno di ricorrere alle gobbe dell’Orscellera.

O l’Igor Amadori, per stare sempre in zona lago/monti, che rapprenda il costo pagato dal sindaco di Mandello, Riccardo Fasoli, per tenersi una mezza porta aperta con la destra. Insomma, una partecipazione che rischia di essere l’ennesima tegola sulla dirigenza locale, ma che ci può far sorridere se pensiamo ad alcuni dei partecipanti (che vi invito a riconoscere nelle foto) alle prese con scarponi, sci e racchette.

Un mondo che alcuni nemmeno lontanamente conoscono, se con come azzurri di sci alla Fantozzi, ma al quale hanno voluto dare voce. Nel solco di una bella tradizione, quella di Giorgia Meloni che, a Lecco, esclama “ma che bello questo lungomare!”.
Sic.

Lasco ’21

 

 

 

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