TERRORISMO ISIS: I DETTAGLI
SULL’ESPULSIONE DELLA COPPIA.
DIFFUSE LE IMMAGINI DEL BLITZ

L’arresto di Moutaharrik a Valmadrera

LECCO – Salma Benncharki, moglie di Abderrahim Moutaharik, il cittadino italiano di origini marocchine arrestato nel 2016 e condannato con l’accusa di terrorismo internazionale, è stata espulsa e rimpatriata in Marocco dalla polizia di Lecco. Per il marito, attualmente in carcere per scontare una pena di sei anni, è arrivata la notifica della revoca della cittadinanza italiana.

Le motivazioni alla base dei due provvedimenti sono appena state illustrate dal commissario Domenico Nera, responsabile della Digos. Su entrambi i coniugi pende l’accusa di essere membri attivi affiliati al gruppo terroristico dello Stato Islamico. Nello specifico Moutaharrik, dopo i primi contatti e l’arruolamento tra le fila dell’Isis per via telematica, avrebbe accettato l’incarico di organizzare un attacco terroristico con obiettivi in Italia e in Vaticano nella settimana di Pasqua del 2020.

Il “pugile dell’ISIS”, così noto per la sua carriera di kickboxer professionista di talento e originario di Valmadrera, era in possesso, a differenza della moglie, della cittadinanza italiana acquisita in seguito a giuramento prestato presso gli uffici della questura di LeccoIl provvedimento di revoca d’autorità della cittadinanza rappresenterebbe il primo caso del genere nella storia d’Italia. Di certo si tratta del primo caso di applicazione delle norme contenute nel decreto sicurezza, noto anche come “decreto Salvini” del dicembre 2018, che prevede la revoca della cittadinanza e l’allontanamento dal suolo italiano per i soggetti accusati di “eversione dello Stato democratico” e di costituire una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato. Moutaharrik, che terminerà di scontare la sua pena il 27 aprile 2022, dovrebbe essere successivamente espulso in virtù del provvedimento dell’autorità giudiziaria ancora attivo.

Nel frattempo il provvedimento di espulsione e rimpatrio ha colpito come detto la moglie Salma Benncharki. La donna era stata condannata inizialmente a cinque anni e ha poi usufruito della commutazione agli arresti domiciliari nel 2017 e di vari sconti di pena che le hanno permesso di lasciare il carcere lo scorso marzo. È considerata alla pari del marito affiliata all’organizzazione terroristica, al cui interno gestiva attivamente i contatti con gli altri membri e organizzava gli spostamenti del marito, che sarebbe stato pronto a partire per la Siria insieme ai figli al momento dell’arresto. Queste le motivazioni che hanno portato anche alla revoca della responsabilità genitoriale della donna nei confronti dei due figli, affidati al comune di Valmadrera e attualmente collocati presso i nonni paterni.

Salma ha trascorso la parte finale dei domiciliari presso la casa dei genitori a Primaluna, per poi rientrare in carcere in seguito alla conferma della condanna in appello, che aveva però revocato il provvedimento di espulsione. Il 12 agosto è stata rintracciata mentre svolgeva un periodo di prova come badante presso una famiglia brianzola e fermata dalla Digos che ha avviato un complesso e delicato procedimento amministrativo seguito dall’Ufficio migrazione, come spiegato dal commissario Torrisi. “Abbiamo richiesto la convalida del provvedimento di fermo e allontanamento dal suolo italiano al tribunale di Milano, ottenuta dal giudice a seguito di un vero e proprio processo. Successivamente si è proceduto all’allontanamento effettivo, che ha richiesto la domanda di un lasciapassare presso il consolato marocchino, in quanto il passaporto della donna era scaduta. Salma Benncharki è stata quindi rimpatriata a bordo di un volo decollato da Malpensa e diretto a Casablanca, e non è autorizzata a rientrare sul suolo italiano per un periodo di 10 anni”.

Maglia da combattimento di Abderrahim Moutaharrik

Tra il materiale sequestrato sul computer di Moutaharrik emergono testimonianze di contatti con altri affiliati dell’ISIS e con appartenenti a una presunta cellula lombarda dello Stato Islamico, tra cui Wafa Koraichi, anch’essa ai domiciliari e sorella di Mohamed Koraichi, che recentemente avrebbe lasciato Bulciago per raggiungere la Siria con la moglie e i figli. Sarebbe proprio lui ad aver inviato i primi messaggi di richiesta di arruolamento a Moutaharrik.

“Sono testimonianze di un vero e proprio processo persuasivo di convincimento personale e esaltazione politico-religiosa messo in atto per l’arruolamento di nuovi membri, che nel caso di Moutaharrik è ancora più sorprendente, dal momento che si tratta di un soggetto dotato di forte autocontrollo e disciplina fisica e mentale in virtù della sua pratica sportiva” ha sottolineato Nera. “L’auspicio è naturalmente che i figli, sui quali ricadono sempre le scelte dei genitori, possano essere conquistati ai principi di libertà della professione religiosa nel rispetto della democrazia”.

Fabio Ripamonti

 

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