LA CGIL CONTRO ECONORD:
“FALLIMENTO GESTIONALE
PER IL CANTIERE DI LECCO”

“Chi sbaglia paga. Ma qui a pagare sono solo i lavoratori”. È quanto emerso dall’ultima assemblea dei dipendenti del Centro di servizio di Lecco di Econord. Una situazione decisamente difficile per i lavoratori dell’azienda – afferma la CGIL – che ora non sono più disposti a tollerare.

Per questo, insieme a Funzione pubblica Cgil Lecco e Uiltrasporti del Lario, chiedono espressamente ai vertici della società “di prendere atto del fallimento gestionale del cantiere di Lecco e di rimuovere immediatamente tutto il gruppo dirigente: Responsabile del Cantiere – Capo Cantiere e Responsabile Meccanico”. È infatti necessario che ognuno si prenda le proprie responsabilità: “Se alcuni lavoratori hanno sbagliato è corretto applicare le norme disciplinari, ma è sbagliato infamare tutti i dipendenti di Econord”.

Sempre nell’ordine del giorno i lavoratori spiegano che “nonostante le nostre segnalazioni, le ingerenze del Responsabile Meccanico continuano a creare problemi e timori all’interno del cantiere. I lavoratori sono lasciati allo sbando, non si capisce chi comanda nel cantiere, le disposizioni vengono continuamente cambiate a seconda dei desiderata o preferenze dei diversi responsabili. Nel cantiere regna il terrore, la paura di sbagliare, di essere seguiti e monitorati, di ricevere contestazioni anche senza commettere errori rilevanti. In questa condizione a pagare come sempre sono gli ultimi: i lavoratori, proprio quelli che da anni garantisco un servizio efficiente alla città di Lecco”.

I dipendenti inoltre denunciano che spesso “sono costretti a non rispettare le regole di sicurezza (carichi eccessivi e modalità di carico non a norma), pur di terminare i servizi cosi come richiesto dalla stessa Econord, da oggi questo non sin ripeterà”. I lavoratori lecchesi puntano il dito contro il Comune, “che non ha attivato i controlli stabili”, ma anche contro Silea, rea di non verificare come stazione appaltante “il corretto svolgimento dei servizi”.

In assenza di decisioni immediate “sarà indetto lo stato di agitazione permanente fino alla risoluzione dei problemi che da tempo vengono denunciate”.

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