METASTASI/PER LA DIFESA
DI MARCO RUSCONI L’EX SINDACO “SBOLOGNAVA PALERMO”

rusconi e palermoLECCO – Al processo per l’inchiesta “Metastasi” oggi è stato il turno delle difese di cinque imputati. Al centro dell’udienza l’intervento degli avvocati Giarda (Enrico, legale dell’ex sindaco di Valmadrera Marco Rusconi, con il padre, il notissimo giurista Angelo Giarda). Per l’esponente del PD, il sostituto procuratore Bruna Albertini ha chiesto l’altro giorno una pesante condanna a otto anni di carcere.

Sulla presunta turbativa d’asta a favore della mafia “le condotte contestate a Rusconi non sono rilevanti penalmente e nemmeno idonee a turbare l’esito della gara”. Il penalista ha messo in relazione la figura dell’ex consigliere comunale Ernesto Palermo con quella di Rusconi, sostenendo che quest’ultimo avrebbe cercato di “sbolognarlo”, rispondendogli “con le prima cose o date che gli passavano per la testa”. Ancora: secondo Giarda, Rusconi non avrebbe riferito a Palermo la data del bando e neanche il secondo bando – sempre per l’aggiudicazione della licenza per il ‘pratone’ di Parè e comunque a detta del legale tutte le notizie in materia sarebbero state già di pubblico dominio.

Insomma quell’ipotetico aiuto “è insussistente” e la turbativa d’asta è priva di fondamento” mentre il vero e proprio ‘dominus’ di tutta la vicenda è e resta, secondo l’avvocato di Rusconi, proprio Ernesto Palermo – “un soggetto con uno smodato bisogno di denaro” che prende la mazzetta da 5000 euro da Redaelli (destinata secondo l’accusa all’allora sindaco) ma “non ci mette molto a tenersela”. Palermo “prima fa il gradasso con i suoi amici ma quando si incontra con Rusconi, che a sua volta è già intercettato, non parla mai di soldi”. Di diverso avviso era stato il pm Albertini, che nella requisitoria aveva citato una intercettazione in cui Lilliu diceva a Redaelli “Per quella cosa del sindaco facciamo io, te e lui…”. Per smontare il teorema dell’accusa Giarda sostiene che in realtà “non stanno parlando della mazzetta ma dei soldi che servono per costruire la casetta al lido di Parè”. Palermo viene descritto dalla difesa come un chiacchierone, un millantatore, un “ludopatico alla continua caccia di soldi, che addirittura chiese all’ex senatore Antonio Rusconi di trasformare un diploma in laurea” (risate del pubblico in aula, ndr).

Infine, sottolineato come la comunità di Valmadrera faccia quadrato intorno a Rusconi. E la stessa mancata costituzione di parte civile da parte del Comune dell’hinterland è letta da Giarda quale dimostrazione della tenuità dell’eventuale danno all’immagine della cittadina.

Dunque, Rusconi per i propri legali non turbò l’asta per l’assegnazione al Lido di Parè, non ricevette soldi da Palermo, nè tantomeno favorì il clan Trovato. E quindi va assolto.

C. S.

 

 

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