COS’È IL TRADING IN CFD
E I VANTAGGI CHE PUÒ
FORNIRE AL RISPARMIATORE

Complice la perdita di appeal del settore immobiliare, zavorrato da un’alta tassazione e significativo aumento del rischio locativo, il settore finanziario è diventato, di gran lunga, il prescelto dagli italiani per rivalutare i propri risparmi. D’altro canto, i cittadini del Belpaese sono storicamente noti per i propri comportamenti virtuosi in tema di risparmio: nonostante l’enorme debito pubblico, il nostro paese è considerato solvibile grazie all’ingente massa di risparmio privato.

Nel corso degli anni, le modalità di accesso al mondo finanziario sono radicalmente mutate, complice, in primis, la rivoluzione tecnologica avvenuta negli ultimi cinque lustri: se lo sportello bancario, un tempo, era il canale prediletto per effettuare operazioni nei mercati finanziari, oggi questo primato è appannaggio della grande rete telematica. Il trading online, ossia effettuare operazioni di compravendita online nei mercati, è diventato un termine familiare alla maggior parte degli italiani.

Cosa sono i CFD

Uno dei vantaggi più significativi nell’investire in rete, è rappresentato dalla possibilità di poter allocare i propri risparmi in un numero plurimo di asset finanziari. Oltre ai mercati azionari ed obbligazionari, già noti ai risparmiatori in quanto fruibili anche tramite lo sportello bancario, il trading online consente di investire in alcuni strumenti finanziari come criptovalute, forex e CFD. Ed è proprio su quest’ultimo asset che concentreremo la nostra attenzione in questo articolo, spiegando cos’è il trading CFD.

I “Contract For Difference”, acronimo di CFD, sono derivati finanziari che permettono di operare sulle variazioni di prezzo del titolo o mercato sottostante, senza dover realmente possedere l’asset: di fatto, si possono ottenere dei guadagni anche nelle fasi ribassiste dei mercati. Va da sé, di conseguenza, che i CFD siano uno strumento finanziari che comportano l’assunzione di un rischio considerevole da parte del risparmiatore e devono rappresentare solo ed esclusivamente uno strumento di diversificazione in un portafoglio strutturato e variegato.

Sulla redditività di un Contract For Difference può pesare, significativamente, il fattore “leva finanziaria”: tecnicamente definita “leverage”, consente ad un soggetto di acquistare o vendere un asset per un ammontare maggiore di quello realmente posseduto, con lo scopo di beneficiare di rendimenti potenzialmente maggiori e, di riflesso, di poter accusare delle perdite di entità superiore.

I vantaggi del trading in CFD

Rispetto al trading in altri strumenti, i CFD risultano estremamente più flessibili. Il trading in questo strumento finanziario, infatti, si basa su un accordo per lo scambio della differenza nel valore di un asset dall’istante in cui la posizione viene aperta fino a quando viene chiusa, consentendo al trader di poter beneficiare di eventuali guadagni sia in fase di rialzo che di ribasso dei mercati.

I CFD sono lo strumento, per eccellenza, nel caso si volesse aprire una posizione short: se si presume che il valore del sottostante aumenterà, si aprirà una posizione di acquisto (prezzo buy), qualora, invece, si reputi che il valore diminuisca si opterà per una posizione di vendita (prezzo sell).

Un altro aspetto di particolare appeal riguarda l’ambito fiscale. La maggior parte degli strumenti finanziari sono gravati dall’imposta di bollo statale, che viene calcolata, in modo progressivo (0,20%), sul controvalore degli stessi. Questa tassazione, spesso, rappresenta un fardello non indifferente per i risparmiatori. I CFD, invece, non sono gravati da questa imposizione fiscale.

È possibile aprire un contratto CFD in oltre 15000 titoli, che spaziano dal forex alla criptovalute, passando per i mercati azionari e delle materie prime, oltre ad un numero elevatissimo di indici. Questo strumento finanziario, oltretutto, può essere negoziato anche al di fuori dei canonici orari di apertura dei mercati, quando, di norma, le società quotate effettuano degli importanti annunci relativi alla propria attività.

Pubblicato in: Economia

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