FEDERICO BARIO: UN VIAGGIO
TRA ARTE ED ESPERIENZE
NELL’INEDITA INTERVISTA.
LE OPERE ORA ESPOSTE IN CITTÀ

LECCO – Esperienze, passioni, un rapporto “difficile” con la tecnologia e una vita dedicata all’arte: di questo e di molto altro abbiamo parlato con Federico Bario, artista lecchese protagonista della mostra “Sul fil di ragno della memoria” allestita a Palazzo delle Paure fino al prossimo 8 novembre.

Ripercorrendo il suo percorso formativo, sono tante le tappe che hanno portato Federico Bario a essere l’artista e l’uomo che è oggi, legatissimo ad una tematica in particolare: la memoria. Un tema definito, ma allo stesso tempo incredibilmente ampio, che non si sofferma unicamente sul pesante e triste ricordo lasciato dalle atrocità del periodo nazista, ma in grado di collegarsi anche a fatti a noi molto più vicini. Ne è un esempio il terribile episodio avvenuto alle torri gemelle, che, seppur lontano cronologicamente e geograficamente dal terzo reich, ne ha tanto ricordato le modalità e le finalità.

Nebbie, tecnica mista su tela, 45 x 95 cm, primi anni Novanta

Artista per certi versi eclettico, Bario esordisce con la rappresentazione dei paesaggi, dipinti con quella chiave espressionistica che lo accompagnerà per tutta la sua produzione. Avvicinatosi al mondo della Shoa, ha “declassato” il paesaggio ad un ruolo di sfondo, inserendo le figure, astratte o concrete, come immagini portanti del dipinto. Presenze atte a suscitare emozioni, positive o negative, spesso di libera interpretazione.

È il caso per esempio del treno, protagonista assoluto della mostra a Palazzo delle Paure: “nei quadri esposti, il leitmotiv è la presenza dei convogli. Alcuni hanno sembianze realistiche, altri sono fantasiosi, altri ancora ricordano i giocattoli dei bambini. Dal mio punto di vista, il treno è visto come il mezzo di trasporto che trasportava gli ebrei verso la Germania nazista, ma anche quello utilizzato dalle masse o da chi parte per una destinazione incerta senza sapere quello che realmente lo aspetta”.

Evitando per quanto possibile di farsi sommergere dalla tecnologia, “troppa e spesso usata male”, il suo stile pittorico è classico, per lo più incentrato sulle tecniche dell’acrilico e dell’olio su tela. Variegata è però la sua produzione artistica, che non si limita ai dipinti, ma sconfina anche nei campi della musica e soprattutto della letteratura, per la quale spiega: “Non sono uno scrittore, ho troppa stima per chi svolge faticosamente questo lavoro, ma una delle mie passioni è leggere poesie, spesso accompagnate da un sottofondo musicale. Sono tanti gli scrittori italiani e internazionali che hanno rappresentato per me un punto di riferimento: da Kafka a Primo Levi, passando per Melville e Baudelaire. Nel corso della mia vita ho avuto il piacere di dedicare intere mostre a personaggi storici che profondamente mi hanno segnato, sia in maniera positiva, come ad esempio lo stesso Levi, sia in un’ottica differente, come Hitler o Stalin”.

Acrilico e olio su tela, 100 x 150 cm, 2017

Tra le esperienze di vita che hanno influito maggiormente sulla sua poetica, una in particolare ha avuto modo di raccontarci: l’incontro con Fausta Finzi, ebrea milanese deportata nel campo di concentramento tedesco di Ravensbrück, 90 km a nord di Berlino; il padre, trasferito nel terribile Auschwitz, non è stato abbastanza fortunato da poter tornare a raccontare la sua esperienza. Dopo anni da quanto accaduto, l’amicizia coltivata tra Bario e Finzi ha fatto sì che la donna trovasse il coraggio di rileggere e condividere il diario della sua macchiata giovinezza. I tristi racconti hanno portato a due volumi, il secondo di questi, “A riveder le stelle“, ha avuto la prefazione nata dalla penna dello storico Frediano Sessi.

Pagine di storia e di storie, le stesse che Federico Bario da anni tenta di raccontare con la potenza dell’immagine, protagonista ancora per un mese a Palazzo delle Paure, per la seconda volta a Lecco dopo la mostra a Villa Manzoni nel 2002.

Gabriele Gritti

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