LECCO SOLIDALE CON TARANTO:
IL GAM AL SIT IN DI ROMA
PER I MALATI E MORTI DELL’ILVA

LECCO – Anche il Gruppo Aiuto Mesotelioma – associazione lecchese delle vittime dell’amianto – martedì 5 febbraio sarà a Roma insieme a tante realtà di tutto il territorio nazionale per partecipare ad un sit-in di fronte ai cancelli della Corte di Cassazione, in attesa che sia emessa la sentenza sulle responsabilità per decessi e malattie di operai dell’ex ILVA di Taranto affetti da patologie asbesto-correlate.

Il Gam sarà al fianco del Coordinamento Nazionale Amianto (Cna), promotore dell’iniziativa, durante l’ultimo definitivo passaggio della battaglia legale partita dalla Puglia per vedere riconosciute le colpe e le responsabilità per i decessi e le malattie asbesto-correlato che hanno colpito i lavoratori dell’azienda metallurgica, la più grande d’Europa.

“Porteremo a Roma la nostra voglia di giustizia. Lecco come Taranto, Broni Monfalcone o Casale Monferrato: non c’è zona d’Italia che non abbia conosciuto il dolore delle morti causate dall’esposizione all’amianto. Lo abbiamo ricordato anche nell’ultimo convegno organizzato insieme a Legambiente in sala Ticozzi dove abbiamo avuto la possibilità di incontrare tanti rappresentanti di quella grande rete nazionale che unisce quanti chiedono giustizia dopo aver conosciuto il dolore della perdita di un parente o di un collega. Ci auguriamo che le vittime non vengano uccise due volte negando le responsabilità di chi avrebbe potuto e dovuto evitare l’esposizione dei lavoratori alle fibre cancerogene” commenta Cinzia Manzoni che martedì sarà nella capitale insieme ad una delegazione lecchese.

“Il processo per i decessi e le malattie dei lavoratori dell’Ilva esposti all’amianto si è avviato nel 2012. Nella sentenza di primo grado del 2014 sono stati condannati, con pene sino a nove anni e mezzo, per complessivi 189 anni di reclusione, 27 ex dirigenti dell’acciaieria, riconoscendo il nesso di causalità tra le morti e l’esposizione. L’Appello ha riformato sensibilmente quella prima sentenza e la prescrizione ha fatto il resto riconoscendo la responsabilità di solo tre ex dirigenti Ilva con pene comprese tra i due anni e due anni e otto mesi, per tutti gli altri assoluzione piena o assoluzione per avvenuta prescrizione. Una sentenza di assoluzione e prescrizione che riteniamo inaccettabile perché non rende giustizia alle vittime dell’amianto, pur in presenza di un quadro lavorativo nel quale secondo l’accusa venivano meno le norme di igiene e sicurezza del lavoro e gli operai erano disinformati dei rischi dovuti dall’amianto e della sue micidiali polveri cancerogene” conclude il presidente del Cna, Salvatore Nania.

 

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