TEATRO: ZINGARI LAGER,
SPETTACOLO PER RICORDARE
UNA TRAGEDIA DIMENTICATA

LECCO – A pochi giorni dalla ricorrenza della Giornata della memoria, venerdì 24 gennaio è andato in scena il primo di tre spettacoli pensati e organizzati da Comune e Provincia di Lecco intorno al tema “Memoria, ricordo e libertà”. L’occasione per offrire spunti di riflessione sulla memoria storica, su alcune delle pagine più oscure del nostro passato e sul presente che stiamo vivendo è quella del 75° anniversario della Liberazione che ricorre quest’anno.

Ma Zingari Lager, lo spettacolo andato in scena a Spazio Teatro Invito, per la regia di Maurizio Stammati sul palco insieme ai musicisti Marian Serban, Petrika Namol e Mitika Namol, ha permesso al pubblico di guardare al tema delle persecuzioni naziste e dei campi di concentramento con uno sguardo nuovo, facendo luce su una delle tante tragedie di quegli anni terribili che rischiano di rimanere sconosciute, di essere ingiustamente considerate “tragedie minori”. Il Porrajmos è la grande catastrofe dei popoli zingari: si parla di circa 500.000 rom e sinti sterminati nelle camere a gas. Nel ricostruire la storia di questa strage silenziosa lo spettacolo, nato da un’idea del collettivo Bertolt Brecht di Formia (una compagnia che ancora oggi mette in pratica il concetto di teatro sociale visitando i bambini del Brasile, dell’Albania o dell’Africa), concede ampio spazio alla celebrazione della cultura e della musica rom con tutto il bagaglio di suggestioni, colori, idee e pregiudizi che questa si porta dietro da secoli.

La storia del grande tendone del circo che ogni estate arriva ad animare un piccolo polveroso paese di campagna, raccontata dal punto di vista di un bambino che accoglie l’arrivo della carovana di artisti gitani come un sogno ad occhi aperti. Tra i vari personaggi spicca Manush, il saggio – giullare che conosce la risposta a ogni domanda e che ricopre il ruolo di un novello Caronte, a cui spetta il compito di guidare il pubblico dal Paese dei Balocchi fin dentro l’Inferno del campo di concentramento. Lo sguardo incantato dell’infanzia colmo della magia e delle suggestioni che il circo porta con sé si tramuta in quello colmo di disperazione e svuotato di vita di coloro che hanno testimoniato l’incubo delle persecuzioni, dei massacri e dell’annientamento di un popolo. Il tendone diventa al tempo stesso simbolo di vita e di morte, con gli zingari costretti a montare il loro spettacolo anche all’interno del campo di concentramento.

Le musiche e gli strumenti suonati dal trio in scena, la voce narrante e i burattini manovrati da Stammati, le immagini proiettate sullo schermo producono un caleidoscopio di suoni, colori, odori che raccontano la storia di un popolo e delle sue sventure e forse anche qualcosa di noi, di quella condizione umana che tutti condividiamo. Come ricordato dal sindaco Virginio Brivio a inizio serata, occasioni come queste e giornate come quella del 27 gennaio ci aiutano a ricordare che “tutte le tragedie meritano di essere ricordate e tragedie più piccole, perché riguardano delle minoranze, non sono meno importanti” e che quando si parla di diritti e di dignità umana non esistono graduatorie e distinzioni che tengano.

I prossimi appuntamenti in programma per “Memoria, ricordo e libertà” sono previsti per il 10 febbraio, Giorno del ricordo, con la proiezione in Sala Ticozzi del film Rosso Istria sul dramma delle foibe e dell’esodo dei popoli istriani e dalmati e per il 24 aprile con un altro spettacolo a Teatro, Pesche miracolose sul tema della Resistenza.

Fabio Ripamonti

 

 

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