INCHIESTA UNIONE STUDENTI,
LA GENERAZIONE SENZA FUTURO
PRENDE PAROLA: “DAD BOCCIATA”

MILANO – “Di nuovo in DAD“. Così l’Unione degli Studenti Lombardia ha intitolato il questionario della nostra inchiesta lanciata all’inizio del mese, quando il DPCM nazionale confermava l’ordinanza di Regione Lombardia che ha anticipato di una settimana la chiusura delle scuole. Dopo un rientro di settembre disastroso, che ha costretto la popolazione studentesca nelle stesse aule e nelle stesse – se non peggiori – diseguaglianze.

Le risponde sono state più di 7.200 da parte di studenti e studentesse delle scuole superiori di tutta la Lombardia. Abbiamo chiesto ed ottenuto un’audizione a Regione Lombardia che, però, non ci è stata ancora fissata, con l’obiettivo di far sentire le voci della generazione a cui viene negato il futuro.

“Ora che il dibattito sulla riapertura delle scuole è infuocato- afferma Ludovico Di Muzio, coordinatore dell’Unione degli Studenti Lombardia- ci sembra più che doveroso nei confronti della popolazione scolastica tutta dare garanzie certe su quale scuola ci troveremo ad affrontare. La DAD fa emergere tutto quello che già prima del covid non funzionava nelle nostre scuole e contribuisce sia all’aumento della dispersione scolastica sia all’attacco al diritto allo studio: le difficoltà domestiche, i problemi di salute fisica e psicologici, nonché un collasso sul piano relazionale e sociale.Il Governo, la Regione, gli enti locali devono stanziare velocemente risorse ed organizzare al meglio il rientro. Avete già abbandonato a sé stessa il mondo della scuola, dopo anni di definanziamenti e precise responsabilità politiche. Non vi permetteremo di farlo di nuovo!”

DAD

“La didattica a distanza non forma tanto quanto quella in presenza”. Ecco che cosa pensano gli studenti in Lombardia: più di otto su dieci sono di questa opinione.

TRASPORTI
Se il 60% degli studenti già prima della chiusura si spostavano su mezzi pubblici troppo affollati, abbiamo bisogno di un intervento strutturale che garantisca la salute della cittadinanza, superando la farsa della capienza massima all’80% e aumentando in maniera consistente le corse dove ce n’è necessità.

LABORATORI
La quasi totalità degli studenti (circa 9 su 10) non svolgono le attività laboratoriali in presenza, contravvenendo a quanto sancito dalle norme del Ministero che garantivano la possibilità alle singole scuole di attivarle. Il danno alla qualità didattica è – e sarà – evidente in istituti come quelli tecnici, professionali, artistici, musicali e sportivi in cui la laboratorialità è centrale.

EDILIZIA
“Molti studenti dichiarano “accettabili” le condizioni edilizie della propria scuola. – afferma Zoe Pontillo dell’Unione degli Studenti Lombardia- Ma cosa significa “accettabili” in una regione come la nostra, dove oltre mille scuole hanno ancora manufatti in amianto, la maggior parte è stata costruita almeno negli anni ’70 e non tutte garantiscono adeguati spazi per il diritto all’assemblea e alla laboratorialità? Se molte scuole ci sembrano accettabili, noi vogliamo di più: vogliamo poter rimodulare gli spazi già esistenti per una nuova didattica non frontale, che assicuri il distanziamento fisico non sociali!”

“Per il periodo che rimarrà da svolgere in DAD – conclude Di Muzio – chiediamo che siano fatti interventi mirati per garantire dispositivi e connettività gratuita agli studenti che ne hanno necessità. Dai dati della nostra inchiesta 1 studente su 10 ha problemi di devices e connessione: vogliamo garanzie, in modo da poter assicurare quel barlume minimo di effettivo diritto allo studio che la didattica distanza consente. I dati sono questi. Governo, Regione ed enti locali che scuse hanno ora? La generazione senza futuro prende parola per un presente diverso. Chi ci governa deve assicurarci un futuro migliore!”.

Pubblicato in: Cultura, Giovani, politica, Cronaca, Covid-19, Città, Hinterland, Economia

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