EGITTO E DIRITTI: “POCHE SPERANZE MA LA LOTTA CONTINUA”. A LECCO PATRICK ZAKI, SEIF E STAKOZA

LECCO – Numerosi i lecchesi all’incontro con gli attivisti egiziani Patrick Zaki, noto per l’arresto subito dalle autorità egiziane il febbraio 2020 e la mobilitazione mondiale che l’evento ha determinato, Sanaa Seif e Ahmed Stakoza: tre ragazzi con le rispettive drammatiche storie si ritrovano ad essere protagonisti in un contesto egiziano permeato da guerre, colpi di stato e dittature responsabili di aver minacciato e ostacolato irrimediabilmente i diritti e la libertà dei propri cittadini.

Presente all’incontro anche il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni che, dopo aver porto il benvenuto a Zaki, ha mostrato come Lecco fosse attiva nel sostenere il ragazzo durante la detenzione subita. Tanti gli eventi che l’Egitto ha fronteggiato negli ultimi vent’anni, dal regime di Mubarak alla primavera araba ma anche le elezioni del 2012, il colpo di stato del 2014 e la conseguente ascesa al potere di Al Sisi con il suo regime dittatoriale sostenuto, forse per il timore che lo stato diventasse instabile e difficile da gestire, da tutto l’Occidente.

Ad avere le mani sporche, come ricorda un intervento dalla platea, sono anche l’Europa e gli USA che hanno appoggiato un sistema politico violento e antidemocratico solo con il fine ultimo di tutelare propri interessi economici, geopolitici ed energetici.

“Vivere sotto dittatura è stato orribile e ha privato tutti di ogni libertà – afferma Ahmed Stakoza -. Prima dell’incarcerazione sostenevo iniziative sociali volte ad opporsi alla leva obbligatoria e al sostenimento dei diritti umani. Nessuno è davvero libero in un contesto simile e anche chi non segue la politica, quando si ritrova privato di ogni possibilità di espressione, non può tirarsi indietro”.

Una volta usciti di prigione, raccontano i tre, la libertà rimane sempre limitata in quanto i controlli e le perquisizioni spesso non terminano ma si intensificano. Stakoza spiega che l’esilio imposto ha permesso al ragazzo di raggiungere l’Italia insieme a sua moglie Giulia e sebbene qui si senta sicuro, purtroppo, interiormente il pensiero è sempre rivolto alla sua terra, agli amici e alla famiglia ancora in Egitto.

“Sono stato fortunato, io non ho subito molta violenza fisica rispetto ad altri – rivela Patrick Zaki -. Una volta, da detenuto politico, mi trovavo fuori da un ufficio e un dipendente mi ha lanciato una bottiglia in testa. Il regime ignora ogni tipo di diritto, la violenza rappresenta l’unica arma a disposizione e quando Al Sisi è asceso al potere la questione si è inasprita maggiormente. Il 10 dicembre si svolgeranno le elezioni presidenziali, credo sinceramente che questa sia solo una recita: non si ha la garanzia che tutti abbiano la stessa possibilità di vincere e l’unica persona che ha provato a partite con la candidatura è stata arrestata coi suoi sostenitori. In questo momento, tuttavia, le elezioni perdono significato quando nello stato accanto al mio bombardano bambini e innocenti”.

È poi il turno di Sanaa, attivista impegnata nella prigionia politica, che racconta come probabilmente ci possa essere una luce in fondo al tunnel ma non per la sua generazione. “Mio fratello è in prigione da 9 anni, per questo ho a cuore i diritti dei prigionieri – spiega Sanaa Seif -. Durante la pandemia del 2020 non si potevano visitare le carceri e l’unico modo per comunicare era tramite lettere: successivamente le guardie hanno impedito, solo a lui, di riceverle. Mia mamma, professoressa di matematica, io e mia sorella abbiamo deciso di appostarci davanti alle carceri per ottenere notizie ed informazioni ma delle persone ci hanno picchiate sotto lo sguardo della polizia. Quando il giorno dopo siamo andate a denunciare l’accaduto, vengo accusata dalla corte adibita al terrorismo di aver diffuso fake news e di utilizzare impropriamente i social media. Ho poi fatto 18 mesi di carcere. Oggi con il mio attivismo sono riuscita ad ottenere un miglioramento delle condizioni di vita di mio fratello, ma la strada è lunga”.

Sara Galluccio