PICCOLA RASSEGNA DI TEATRO:
INTERVISTA A NICOLA BIZZARRI,
SUL PALCO IERI AD OGGIONO

OGGIONO – Sabato 18 luglio è tornata a Oggiono la Piccola rassegna di Teatro, organizzata dall’amministrazione comunale nel parco di Villa Sironi con la supervisione artistica della scuola di danza e teatro Stendhart.

Per il secondo dei tre appuntamenti dell’iniziativa il pubblico ha avuto la possibilità di assistere a una produzione targata Stendhart al 100%. Superhero – avventure da orfano è il titolo dello spettacolo scritto, diretto e interpretato da Nicola Bizzarri, attore professionista e insegnante di recitazione lecchese.

Sul palco è stato supportato dalle ballerine Marta Milesi e Loredana Mazzoleni che rivestono il ruolo di veri e propri aiutanti di scena e con le coreografie di teatro-danza di Piero Bellotto.

Bizzarri ha portato in scena un monologo emozionale – brillante che parla dell’essere orfani con un registro sorprendente per un tema così delicato, capace di emozionare e toccare corde profonde senza mai diventare troppo serio o troppo leggero, non disdegnando al tempo stesso una sottile ironia che scaturisce direttamente dalla dimensione autobiografica dello spettacolo.

“Superhero ha subito qualche modifica rispetto alla “prima” andata in scena a Lecco nel novembre 2018, sono andato più in profondità per certi aspetti – racconta l’autore – Ho scelto di parlare dell’essere orfani con un tono fortemente ironico e autoironico perché penso sia il modo migliore per portare al pubblico un tema simile e perché è come io stesso ho affrontato la questione nella mia vita, con il senno di poi.

Per me è stato come lanciare uno sguardo verso un’esperienza passata che in qualche modo è stata metabolizzata e superata e di conseguenza ora ho una sufficiente freddezza e obiettività per poterla raccontare agli altri.

L’ironia c’è ed è stato il motore da cui è scaturito tutto lo spettacolo perché mi sono trovato in tante situazioni, una volta superata la parte più drammatica dell’esperienza, in cui relazionandomi con gli altri l’argomento usciva fuori e spesso tutto questo aveva un qualcosa di comico dal mio punto di vista. Ho raccolto frammenti di ricordi e esperienze che mi sembravano utili per costruire uno spettacolo”.

Lo spettacolo è dichiaratamente autobiografico, sul palco metti in chiaro fin dall’inizio che stai parlando di te e della tua esperienza personale. Come mai questa scelta di metterti a nudo di fronte al pubblico e di non rielaborare le tue esperienze romanzando i fatti o nascondendoti dietro a un personaggio o un alter ego come spesso fanno gli artisti?

Lo dichiaro apertamente perché tutto nasce dall’esigenza di raccontare questa esperienza proprio in quanto l’ho vissuta in prima persona. Se non l’avessi vissuta sulla mia pelle difficilmente avrei osato entrare nel merito di una questione così delicata.

Soprattutto poi vedevo la difficoltà e l’imbarazzo degli altri nell’affrontare l’argomento quando mi capitava di tirarlo fuori a livello sociale, e in questo senso ci tenevo a spiegare che è una situazione che può essere superata, dove c’è indubbiamente la parte tragica ma c’è anche molto altro.

Affrontando un tema così delicato non aveva senso negare o nascondere il fatto che stessi parlando di me, anzi credo che questo spettacolo lo possa fare solo chi orfano lo è davvero, soprattutto nei toni con cui lo racconto. Posso permettermi di prendermi in giro sull’argomento proprio perché sono io, se non fossi orfano e andassi in scena ridendo di questa condizione penso che apparirebbe inopportuno o quantomeno strano agli occhi del pubblico.

È possibile quindi ridere di tutto, di qualsiasi argomento, secondo il tuo punto di vista?

Secondo me è possibile ridere di qualsiasi argomento se la risata permette alla gente di avvicinarsi e riflettere su determinati temi ai quali altrimenti non si avvicinerebbe mai.

Se avessi scelto di fare uno spettacolo drammatico sull’argomento magari il pubblico sarebbe venuto a guardarlo lo stesso, ma di sicuro sarebbe stato più difficile da digerire, invece con un po’ di risate la digestione risulta molto più semplice.

È un ridere consono a sviscerare l’argomento, non è mai una risata grossolana ma piuttosto uno sdrammatizzare. Le risate arrivano sempre quando si sta andando in profondità, in momenti emozionali forti in cui la battuta aiuta a smorzare i toni. Al tempo stesso le battute alleggeriscono la situazione per poi rituffare il pubblico in territori più interiori e riflessivi. È un’altalena di emozioni.

Questo un po’ riflette come ho vissuto io la mia condizione e un po’ riflette anche il mio modo di impostare e concepire gli spettacoli. Mi piace sorprendere il pubblico, proporre qualcosa di diverso dalla solita esperienza teatrale e ricercare l’effetto “doccia fredda”.

Il cambio di ritmo è l’essenza del teatro e personalmente quest’alternanza di caldo e freddo è un’esperienza che da spettatore apprezzo molto e cerco di ridare al pubblico nei miei spettacoli. Per questo parlo molto del dopo, la vita di un orfano è segnata dalla morte e dalla tragedia fin dall’inizio, ma è solo l’inizio appunto. Dopo c’è la vita e tante altre esperienze.

Parliamo del titolo dello spettacolo. Come nasce e come hai sviluppato questa analogia tra supereroi e superpoteri e la condizione dell’essere orfani? Qual è il tuo rapporto con le storie di supereroi?

Fin da piccolo il mio eroe preferito è sempre stato Batman, che guarda caso ha perso i genitori durante l’infanzia. Questo da prima della morte dei miei genitori.

Poi mi sono ritrovato a essere orfano come lui e per me è diventato sempre di più un idolo, un personaggio nel quale immedesimarmi e in cui mi ritrovavo molto.

Per anni ho creduto di essere lui e che prima o poi qualcuno mi avrebbe consegnato la maschera e il mantello che mi spettavano di diritto. L’accostamento nasce quindi da questo punto di incontro, dalle similitudini tra la vita di chi è rimasto orfano e la storia di molti supereroi.

Il desiderio di rivalsa, di riscatto che ti porta a pensare di aver esaurito la tua dose di sfortuna nella vita e che “adesso arriverà il bello”. Questa è un po’ la metafora che sta alla base della ricerca e della scoperta del proprio superpotere.

È un percorso di crescita e trasformazione da bambino che viene privato degli affetti ad adulto con una forza e un potere in grado di ristabilire la giustizia, che arriva a vendicarsi delle ingiustizie subite e che difende gli altri dalle ingiustizie.

Certo nei fumetti gli orfani ottengono i superpoteri che li agevolano nella loro missione, nella realtà l’ingiustizia che hai subito da bambino sei costretto a tenertela e portartela dietro per tutta la vita, però c’è comunque questa sete, questo desiderio di superare i propri traumi e le proprie sofferenze per vivere una vita serena e stare bene con sé stessi e con gli altri.

Io personalmente ho sete di questo. È un percorso lungo tutta una vita che mi ha portato infine a scrivere questo spettacolo.

Crescere da orfano in fondo ti rende diverso dagli altri e quindi in qualche modo speciale. È forse questo il tuo superpotere?

La diversità è un tema centrale nello spettacolo. Effettivamente in quanto orfano sei diverso dagli altri bambini, vivi una realtà diversa e questa cosa te la porti dietro anche da adulto. E di conseguenza in quanto diverso sei anche speciale.

Ovviamente la speranza è che dalle difficoltà si riesca sempre a trarre un miglioramento.  Crescendo ti fai una corazza che ti aiuta ad affrontare gli ostacoli con un approccio diverso. In questo sta il tuo superpotere, l’essere supereroe: hai preso uno schiaffone forte da piccolo e di conseguenza sarai più pronto ad affrontare e a reagire agli altri schiaffi della vita.

Un’ultima domanda di rito per te: come hai vissuto questi ultimi mesi da professionista del teatro, tra lockdown e pause forzate?

Con tanta preoccupazione e paura per il lavoro, per il teatro che è socialità, contatto, vicinanza, rapporto umano. È tutto basato sulla relazione con il pubblico, con gli allievi e con gli altri attori per cui è naturale chiedersi in una situazione come quella che abbiamo vissuto se il teatro potesse ancora avere un futuro.

Il primo pensiero è andato alla scuola Stendhart e ai nostri corsi che abbiamo cercato di portare avanti online con tutte le difficoltà e le limitazioni del caso. Il ventaglio di attività che si possono fare online è comunque molto ristretto rispetto a ciò che si può fare in sala prove e lo schermo diventa a un certo punto una barriera insormontabile.

Poi la bella sorpresa è stata invece trovare la disponibilità e il coraggio da parte dell’amministrazione di organizzare una rassegna in un momento in cui tutto ciò non è per niente scontato. Siamo molto contenti della

Piccola perché siamo una realtà in controtendenza, in una situazione in cui il teatro sta avendo grosse difficoltà e altre rassegne ben più collaudate della nostra non stanno andando in scena abbiamo avuto la fortuna, grazie al supporto del Comune di Oggiono, di realizzare una prima edizione che sta avendo un buon riscontro.

L’ultimo appuntamento con la Piccola Rassegna di Teatro a Villa Sironi è in programma sabato 1 agosto con lo spettacolo “Un’ora di niente” di Paolo Faroni, un monologo che mescola stand up comedy, cabaret, narrazione e prosa per portare in scena un flusso di coscienza ad alto contenuto comico e poetico.

L’ingresso agli spettacoli è libero ma i posti sono limitati per rispettare le norme sul distanziamento sociale. Per partecipare è consigliata la prenotazione scrivendo una mail a lapiccolarassegna@gmail.com o telefonando al 339/5710559.

 

 

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