MIR SADA: VOLONTARI IN SERBIA
PER CONOSCERE I MIGRANTI.
CONDIZIONI, STORIE E SPERANZE

SID (SERBIA) – Il 30 novembre scorso Tino, Alberto, Monica e Corrado, i primi volontari di Mir Sada Lecco, i secondi del Circolo Arci Spazio Condiviso di Calolziocorte, hanno visitato la situazione dei migranti e profughi della rotta balcanica a Sid (Serbia) a 5 km dal confine con la Croazia.

L’attività è stata fatta in stretta collaborazione con No Name Kitchen (NNK), associazione di volontari che sta seguendo da anni il dramma del viaggio della speranza di decine di migliaia di profughi. NNK opera soprattutto con i migranti che sono meno “fortunati”, coloro che vengono respinti più volte soprattutto in territorio croato con una procedura illegale; sono i migranti a cui vengono tolte o tagliate le scarpe, spaccati i cellulari in modo che non riescano più ad orientarsi e non possano più ricevere i soldi che le famiglie gli mandano e a cui vengono inflitte bastonature e altre violenze fisiche.

Lo scopo della visita a Sid era quello non solo di verificare sul posto quanto succedeva ma soprattutto di portare nei magazzini di NNK, per la distribuzione ai migranti, più di quasi 180 paia di scarpe solide ed in ottimo stato che abbiamo raccolto nel magazzino del Circolo Arci spazio condiviso, grazie soprattutto all’associazione “Mani di pace“.

Questo un ampio report dell’esperienza:

Siamo riusciti a portare a destinazione il nostro carico dopo una notte di viaggio e una grande trepidazione al momento di passare le frontiere Slovenia/Croazia e Croazia/Serbia. L’aumento della politica repressiva sui migranti, che il governo serbo ha iniziato imitando quello croato, comporta controlli sempre più forti alla frontiera. Ne hanno fatto le spese alcuni volontari tedeschi il cui furgone con vestiti è stato respinto lo stesso giorno.

Comunque le nostre scarpe sono arrivate a destinazione e sono state immagazzinate nella “warehouse” di NNK a Sid, un grande edificio con magazzino dove una decina di volontari di NNK hanno base.

Loro, giovanissimi da ogni parte del mondo, ci hanno fornito la documentazione dell’ondata di repressione verso i migranti da parte della polizia serba, che ha avuto il suo culmine giusto pochi giorni fa (il 22 novembre) non solo a Sid ma anche in altre zone della Serbia.

A Sid un esercito di poliziotti ha sgomberato brutalmente 150/200 migranti che, da mesi, trovavano rifugio nel campo provvisorio creatosi presso una fabbrica abbandonata nell’ex area industriale di Grasforem. Hanno disboscato l’area davanti all’edificio che nascondeva un po’ il campo (in modo da poter controllare se qualcuno vuole ritornare), hanno tolto tende, impianto elettrico provvisorio, hanno requisito tutti i beni dei migranti; li hanno portati in diversi campi allestiti verso l’Ungheria o comunque lontano dal confine croato. Hanno fermato anche i volontari di NNK che in quel campo provvisorio ogni giorno portavano acqua potabile, fornivano un pasto caldo, aiutavano a preparare pasti sul posto, fornivano tende, sacchi a pelo e indumenti pesanti. Avevano anche portato fornelli e installato un impianto elettrico provvisorio.

Nonostante questo nella struttura tanti migranti stanno tornando, soprattutto ragazzi afgani. Ci abbiamo parlato: da anni stanno cercando di entrare nella fortezza Europa a qualsiasi costo, compreso quello di vivere in condizioni bestiali: con pochi vestiti, scarpe rotte, una coperta sulle spalle e mangiando solo quello che trovano e il pasto che ancora i volontari di NNK con caparbietà continuano a fornire.

Sono giovanissimi, 15, 16, 18 anni. Imran ha solo 15 anni, da un anno ha lasciato l’Afghanistan a piedi e non ha neppure una coperta. Alcuni di loro (Mohamed, Nader, Alì Khan) ci hanno raccontato in italiano  arabo e pashtun la loro storia e anche come sono stati sgomberati brutalmente il 22 novembre scorso.

Abbiamo sentito storie terribili come quelle che raccolte poco prima, alla fine della mattinata, nel ristorante/ostello al centro di Sid. In questo locale, in cui qualcuno dice arrivino anche i “passeur”, quelli che si fanno pagare per portare i migranti in Croazia, arrivano alla spicciolata giovani migranti.

Qualcuno si siede al nostro tavolo. Dopo un po’, vedendoci in compagnia con Gonzalo, il volontario di NNK, cominciano a parlare e sono disponibili a raccontarci chi sono e quello che hanno passato. Alcuni sono in condizioni migliori di quelli che incontreremo alla fabbrica sgomberata. Del resto è da molto più tempo che sono qua per cercare di passare in Croazia e hanno imparato ad “arrangiarsi”. Come Shalif, 23 anni, algerino, da 3 anni in cammino che ha tentato il “game” (come viene definito il tentativo di entrare in Europa) per oltre 5 volte. E’ arrivato da Atene fino a Belgrado, via Bosnia, legato sotto a un camion in un viaggio interminabile di 12 ore. Ci mostra il filmato che ha fatto con il cellulare, sotto al camion, del suo amico che ha fatto il viaggio della disperazione con lui. Ha girato tutti i Balcani (4 settimane a Sarajevo, 3 a Bihac e 2 a Velika Kladusa). Ha anche fatto 6 mesi di prigione in Croazia per aver rubato un’auto con cui voleva arrivare in Italia.

Prima di ripartire una lunga chiacchierata con i volontari di NNK che consumano un veloce pasto con un piatto di riso cotto in grandi pentoloni all’aperto, gli stessi che usano per preparare i pasti per i migranti.
Ci sentiamo comunque impotenti quando riprendiamo a sera, col buio pesto e il freddo sempre più pungente, la strada per tornare. Al confine con la Croazia il poliziotto di frontiera ci guarda dentro la macchina. Se l’avesse fatto all’andata avremmo perso le scarpe.

In quel momento nella testa di tutte/i ricompare quel cartello grande che è esposto a Sid nella sede di NNK: “Fuck the borders“.

 

 

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