SALVINI AL COMIZIO PRO CIRESA
QUASI DUEMILA AD ASCOLTARLO
MASCHERATI, MAL DISTANZIATI

LECCO – Lunedì sera il comizio elettorale di Matteo Salvini a sostegno del candidato sindaco del centro destra Peppino Ciresa. In piazza Garibaldi, sul palco allestito permanentemente, il leader della Lega era atteso per le 21.30.

Ma prima, alle 20.30, un incontro a Palazzo Falck riservato agli imprenditori – l’ingresso era ovviamente contingentato, e in un primo momento i giornalisti sono stati lasciati fuori. A parlare, davanti a una cinquantina di persone, c’erano anche l’ex-sindaco di Lecco Antonella Faggi, Emanuele Mauri e Paolo Grimoldi.

L’intervento di Salvini nell’auditorium della Confcommercio ha toccato i maggiori argomenti di interesse nazionale – tra questi la scuola: “A me la didattica a distanza, con tutto il rispetto per il modernismo… non mi convince mica”, ha affermato il leader della Lega.

Terminato il suo discorso, ha chiesto un caffè – “Scusate, sono in giro da stamattina” – e ha passato la parola all’ex sindaca Faggi.

Quando è venuto il turno di Ciresa, Salvini si è alzato, si è scusato e se ne è andato. Il “bar” dove prendere il caffè richiesto era stato allestito nell’anticamera dell’auditorium, assieme a una postazione per i collegamenti in diretta.

Verso le 21.30 il leader del Carroccio era live con il programma Quarta Repubblica su Rete 4. Intanto in piazza Garibaldi il comizio iniziava puntuale, mentre in Palazzo Falck il candidato sindaco continuava il suo discorso.

Alle 22.05 è terminata la diretta con Rete 4 e Salvini è tornato in sala per rispondere alle ultime domande degli imprenditori (il tono delle risposte è rimasto molto vago).

Dieci minuti e dalla piazza hanno iniziato a chiamare: “Matteo, Matteo!”, mentre si sentiva risuonare la celebre aria della Turandot cantata da Pavarotti, All’alba vincerò.

Il leader leghista si è alzato, ha fatto qualche selfie rapidissimo, e alle 22:30 – con un’ora di ritardo – è uscito “in piazza”. Di nuovo Pavarotti, bagno di folla con i suoi elettori, ed è salito sul palco, seguito da un Ciresa un po’ spaesato.

Il microfono del candidato sindaco non funzionava bene, un po’ andava e un po’ si fermava, e la sua voce imbarazzata era difficile da sentire nella piazza. “Voceee!” gli gridavano i leghisti, quasi ridacchiando. Per dissimulare l’imbarazzo, Salvini andava e tornava dalla “ribalta”, regalando baci e pose per le foto.

Sistemato il microfono, il leader della Lega ha potuto salutare la sua piazza: “Su Facebook qualcuno ha scritto: ‘oggi Lecco non accoglie i fascisti’. Ma questi sono indietro di cent’anni! Perché queste centinaia di persone non sono né brutte né cattive, né razziste né ignoranti. Qua ci sono semplicemente italiani orgogliosi di essere italiani”.

In ogni caso, in Piazza Garibaldi c’erano quasi 2.000 persone (contro le 500 ammesse secondo accordi), per lo più con la mascherina e tuttavia mal distanziate.

A terra erano state disegnate delle croci con il gesso che dovevano servire da fermaposto, ed è stato lo stesso Salvini a ironizzare: “Queste croci non possono contenere l’entusiasmo di questa piazza”.

Peppino Ciresa ha infine aggiunto qualche battuta con il microfono funzionante: “Il nostro bel lungolago deve tornare a essere quello di una volta”. E ancora: “Non ci dovranno più essere bivacchi come durante il lockdown” (e qui la folla ha risposto con calore).

In fondo alla piazza, un banchetto della Lega distribuiva gratuitamente spillette, adesivi e frisbee per i ragazzini.

Silvia Polvere

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