TEATRO/LA SIRENETTA AL SOCIALE,
SGUARDI E OMBRE DI OMOFOBIA

teatro - la sirenetta - credit lorenza daverioLECCO – La giornata internazionale contro l’omofobia, istituita dall’Unione Europea, viene celebrata il 17 maggio, e la nostra città si è mostrata sensibile su questo tema, anche grazie all’impegno ormai decennale dell’associazione “Renzo&Lucio”. In questa data significativa per la rassegna “Altri Percorsi” è giunto a Lecco lo spettacolo La Sirenetta (produzione Eco di Fondo, regia di Giacomo Ferraù), che ha commosso il pubblico accorso numeroso.
Il regista rifugge dalla narrazione realistica dei tristi fatti di cronaca che vedono protagonisti gli adolescenti suicidi, e preferisce invece attingere al mondo fiabesco. Il protagonista si sente diverso perché è un ragazzo-sirena, ha una coda di pesce: gli adulti non la vedono (o forse fingono, per evitare di affrontare il problema), i bambini invece sono osservatori attenti e, con quella cattiveria infantile assorbita dai grandi, lo isolano e lo prendono in giro (“Alga schifosa”, “Faccia da scoglio”) con scherzi da bulli sempre più pesanti.

Lo spettacolo si costruisce sulla moltiplicazione degli sguardi, ottenuta anche grazie alla tecnica del teatro delle ombre. Il protagonista si muove dietro a un pannello trasparente di plastica: l’attore è seduto, striscia goffamente a terra, con le gambe ripiegate e i piedi intrecciati a formare l’ombra della coda di una sirena. Attorno a lui si animano le altre figure, piccole o grandi a seconda della distanza dalla luce del proiettore, mentre la storia viene narrata da una voce off. Gli Altri sono ombre crudeli e gigantesche, che stigmatizzano il “diverso”, perché ne hanno paura e ribrezzo. Il protagonista guarda sempre verso di loro, ne invidia le gambe, i giochi, la spensieratezza della loro esibita normalità, da cui è escluso. Lo sguardo dello spettatore è dunque mediato attraverso il pannello: noi siamo quelli al di là del “muro”, una distanza prospettica necessaria per riflettere sulle ombre cupe dell’omofobia.

teatro - la sirenetta - credit lorenza daverio 1Durante la storia di questo ragazzo-sirena compare anche un “principe”, un altro adolescente solo ed emarginato che rivolge le sue attenzioni al protagonista, e con i primi batticuori anche il mondo si rinnova di colori, che passano in carrellate di immagini sul pannello. Di quell’esperienza però resta fra le mani soltanto una nuvoletta blu, fragile ed effimera. E infatti ricomincia la routine scolastica, cala un altro diaframma e il protagonista racconta di avere una vista “sfuocata” sulla vita, che scorre alle sue spalle: tutto sembra vicino, eppure tutto è inafferrabile.

Il pregio dello spettacolo sta nello sfumato: la trattazione di un argomento così scottante rischiava di scivolare nella retorica o in un’alta drammaticità. Invece i toni si stemperano grazie ad alcuni canali privilegiati: il fondale fiabesco e magico delle ombre, che procede di pari passo con la mediazione visiva, e l’alternanza tonale. Alla storia principale si annoda infatti un filo fantastico: come nelle fiabe di Andersen, i giocattoli prendono vita e parole. Dal pannello trasparente si affacciano la bellissima e dispotica Barbie, icona di bellezza, e il suo Ken, un giovanotto ingenuo.

Il mondo dei giocattoli si rivela specchio del mondo reale, e ciò che nella vicenda principale resta soffuso nella poesia delle ombre, qui viene invece affidato una graffiante e cruda ironia. Fra i giocattoli infatti vige ferrea la legge dell’ordine e delle categorie. Perciò quando Ken viene “avvistato in territorio non autorizzato”, scatta l’allarme generale: dopo un estenuante interrogatorio, Ciccio Bello vuota il sacco e rivela che ogni notte Ken va a trovare Orsetto! Si tratta di un terremoto per la rigorosa “morale ludica” del mondo di Barbie. Messo sotto pressione, Ken rinuncia al suo sogno di autenticità, “la mano nella zampa di Orsetto, a lume di abat-jour”, anche se non scorderà mai la notte estiva passata insieme sotto le stelle, dimenticati nell’erba dal padroncino distratto: allora tutto sembrava vibrare di possibilità, pronto a rinascere e a cambiare…

teatro - la sirenetta - credit lorenza daverio 2Anche il protagonista intanto va verso una direzione di autenticità, che per lui coincide con la dimensione liquida del mare, abitato da tante altre sirene che lo attirano cantando. Qui egli si perde e si ritrova, accettando finalmente la propria identità. Per tornare fra gli altri sulla terraferma, chiede aiuto alla Strega del Mare, che gli dà questo terribile verdetto: per essere amato egli dovrà rinunciare alla propria voce, cioè dimenticare di essere sirena e camminare come gli altri, anche se fa male.

E così il giorno felice dell’accettazione di sé diventa anche la sofferenza dell’outing ai genitori: per essere amato e accettato, da loro e dal mondo che lo ha respinto, la soluzione è partire per sempre. Mentre scrive la sua ultima lettera, egli dice che la stanza si riempie di lacrime, o forse di mare, che rinvia all’acqua primordiale in cui tutti siamo identici, senza distinzioni di sesso e genere: queste verranno dopo, come marchi a fuoco imposti dalla società. L’augurio allora è di avere più mare nei nostri occhi, per valorizzare l’unicità di ognuno di noi.

Gilda Tentorio
Foto di Lorenza Daverio

 

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