UFFICIO VERTENZE CISL:
RECUPERATI DUE MILIONI
PER I LAVORATORI LECCHESI

LECCO – Presentati i dati dell’Ufficio Vertenze della Cisl Monza Brianza Lecco. Erano presenti Mario Todeschini, segretario Cisl Monza Brianza Lecco e Luigi Pitocco, direttore dell’Ufficio Vertenze. “L’andamento del 2019 in sede di vertenze – ha detto Todeschini – è in lenta discesa rispetto agli ultimi tre/quattro anni. Dopo la quarantena, il 2020 segnerà certamente una discontinuità rispetto al passato, ma per ora non abbiamo ancora i numeri”.

L’Ufficio Vertenze Cisl Monza Brianza Lecco ha due sedi principali (Monza e Lecco) e tre di zona (Vimercate, Carate e Merate), conta su dodici operatori e su cinque avvocati: Erika Lievore, Tatiana Biagioni, Moira Zanatta, Anna Riva ed Enrico Damiani. L’Ufficio Vertenze è sempre rimasto operativo anche durante la prima fase dell’emergenza sanitaria, fornendo assistenza da remoto. Ora gli uffici sono nuovamente aperti e ricevono solo su appuntamento.

Questa struttura, nel 2019, ha permesso di recuperare complessivamente 6 milioni di euro a favore dei lavoratori, di questi 2 milioni nel territorio lecchese. Il 70% della somma delle due province è relativa al recupero crediti, costituiti principalmente da stipendi e trattamenti di fine rapporto. I due terzi di questa somma sono stati recuperati tramite il Fondo Inps.

Per quanto riguarda le attività nel territorio di Lecco si sono avute 250 vertenze individuali; 50 nuove pratiche relative a procedure concorsuali e 350 pratiche di dimissioni telematiche. “Ci stiamo occupando anche di queste pratiche – ha precisato Luigi Pitocco – per garantire i lavoratori da eventuali abusi. In caso di dimissioni, una certa attenzione e la conoscenza dei contratti sono necessarie”.

Nei prossimi mesi ci si attende un aumento dei licenziamenti e dei fallimenti. Intanto, tra marzo e maggio, sono state 89 le richieste di dimissioni legate alla situazione contingente seguite dagli operatori dell’Ufficio: 41 di queste richieste sono state proposte da donne. Dimissioni che, molto probabilmente, sono state motivate dalla paura del contagio. Gran parte delle lavoratrici, infatti, prestava servizio in ospedali e case di riposo.

 

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