FEDERMECCANICA: RECUPERATO
IL CROLLO DOVUTO AL COVID.
NEL 2021 PRODUZIONE A +15,9%

LECCO – Secondo i dati della nuova indagine congiunturale di Federmeccanica sull’industria metalmeccanica resi noti oggi, nel 2021 la produzione di settore è cresciuta del 15,9% rispetto all’anno precedente, nonostante la flessione registrata nell’ultimo trimestre. Per quanto attiene le province di Lecco e Sondrio, nel secondo semestre 2021 le realtà metalmeccaniche del territorio tracciano un quadro in miglioramento, in linea con quanto indicato in modo trasversale ai settori.

Un risultato, spiega Federmeccanica, che ha consentito di recuperare completamente il crollo osservato nel corso della pandemia: i volumi di produzione del 2021 risultano leggermente superiori (+0,3%) rispetto al 2019, sebbene l’intero comparto industriale registri un calo contenuto dello 0,6%.
La nota diffusa evidenzia come la performance dell’industria metalmeccanica italiana sia stata migliore di quella a cui abbiamo assistito nei principali Paesi Ue, dato che in Francia e Germania i volumi risultano ancora inferiori di circa 10 punti rispetto ai livelli pre-pandemici. Il recupero osservato nel 2021 nel nostro Paese, oltre che da un miglioramento della domanda interna, è stato favorito da una marcata ripresa dell’export, cresciuto in media del 18,4% sul 2020. Una parte significativa di tale incremento è però imputabile a una forte crescita dei valori medi unitari che hanno contribuito in maniera sostanziale anche all’aumento delle importazioni (+24,9%).

Scendendo nel dettaglio dell’evoluzione congiunturale, prosegue l’indagine di Federmeccanica, la produzione metalmeccanica, dopo il rallentamento osservato nel terzo trimestre 2021, nella parte finale dell’anno ha evidenziato risultati negativi: nel trimestre ottobre-dicembre, infatti, i volumi di produzione sono diminuiti dell’1,8% rispetto al periodo precedente, mentre su base tendenziale la variazione è passata dal +6,4% di luglio-settembre al + 1,2% del quarto trimestre. Il peggioramento osservato risulta in parte ascrivibile a un diffuso rallentamento di tutte le attività metalmeccaniche, ma trae principalmente origine dai risultati fortemente negativi del comparto automotive che ha segnato un calo di oltre 13 punti percentuali, rispetto all’analogo trimestre 2020, e da un decremento più contenuto del comparto degli altri mezzi di trasporto (-2,4% su base tendenziale).

“In questo momento, il nostro pensiero va prima di tutto a quanto sta accadendo in Ucraina e in particolare alla popolazione che sta affrontando il dramma della guerra: quella da parte della Russia è una gravissima aggressione che va condannata senza tentennamenti. Ed è fondamentale che l’Europa resti compatta nella sua presa di posizione – commenta il presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Lorenzo Riva – Se guardiamo al quadro economico, in questa fase di grande instabilità l’aumento dei costi delle materie prime e delle forniture energetiche, temi con i quali stavamo già facendo i conti prima del conflitto, sono a maggior ragione punti caldi. Confidiamo che le Istituzioni mantengano alta l’attenzione per evitare strategie speculative e che il Governo individui soluzioni per mitigare le ricadute, soprattutto sui settori più esposti”.

“Questa aggressione è un dramma che riguarda tutti noi perché contraria ai valori di democrazia e libertà ed esprimiamo la massima solidarietà alla popolazione dell’Ucraina – interviene il presidente della Categoria Merceologica Metalmeccanico di Confindustria Lecco e Sondrio, Giacomo Riva -. I dati rilevati sul territorio prima dell’esplosione del conflitto evidenziavano, assieme alla crescita registrata nel 2021, anche aspettative positive per il 2022. Lo scenario non era comunque privo di criticità ma ora siamo chiamati ad affrontarne di nuove e sarà a maggior ragione importante un impegno comune, soprattutto guardando al futuro del nostro settore che sta gestendo transizione tecnologica ed ecologica”.

Per quanto attiene le province di Lecco e Sondrio, le rilevazioni del Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio evidenziano, dopo la decisa decelerazione che era stata riscontrata nella prima metà del 2020 a causa della pandemia, segnali di parziale recupero per le aziende del settore metalmeccanico nel secondo semestre, con un miglioramento del +6,3% a livello congiunturale per i tre indicatori. Il periodo gennaio e giugno 2021 era poi stato protagonista di un’accelerazione della crescita, con incrementi del 22,7% rispetto al corrispondente semestre 2020 e un +16,9% in confronto ai livelli dei sei mesi precedenti.

Nel secondo semestre 2021 le realtà metalmeccaniche del territorio tracciano un quadro di ulteriore miglioramento, in linea con quanto indicato in modo trasversale ai settori. Gli indicatori di domanda, produzione e fatturato registrano incrementi marcati a livello tendenziale (in media +14,5%), mentre si differenziano nelle dinamiche congiunturali: si registra +0,5% per gli ordini, +2,3% per l’attività produttiva e +6,2% per le vendite.

Si mantengono positive, e mediamente pari al +6,2, le aspettative per l’evoluzione degli indicatori nel corso dei primi sei mesi del 2022.

Il tasso di utilizzo medio degli impianti di produzione nel secondo semestre 2021 si attesta all’85,2%, di poco al di sotto di quanto esaminato nel corso della prima metà dell’anno (86,1%).

Le realtà metalmeccaniche lecchesi e sondriesi operano stabilmente sui mercati e confermano la loro marcata propensione all’internazionalizzazione: tra luglio e dicembre 2021 la quota di fatturato realizzato al di fuori dell’Italia risulta pari al 45,2% del totale. Quasi la metà dell’export, una quota pari ad oltre un quinto delle vendite complessive (22%), viene generata in Europa Occidentale, area che rappresenta il primo mercato di riferimento oltre confine. Sono tuttavia rilevanti i mercati rappresentati dall’Europa dell’Est (6,2%), dall’Asia Occidentale (4,95), dagli Stati Uniti (4,2%) e dai BRICS (2,8%).

Nel secondo semestre del 2021, anche le imprese metalmeccaniche sono state costrette ad affrontare problematiche riguardanti le operazioni di approvvigionamento delle materie prime. La criticità più evidente è stata quella dell’apprezzamento dei costi delle commodities, riscontrate in aumento da quasi nove realtà su dieci (87,9%) tra luglio e settembre, e dal 94% del campione nel corso dei trimestri successivi. Gli aumenti sostenuti hanno determinato significativi impatti sui costi di produzione per il 97% del campione.
Sono state inoltre registrate difficoltà che hanno reso più ardua la gestione delle attività: l’85,5% delle aziende ha comunicato di aver visto allungarsi i tempi di consegna delle materie prime, il 67,9% ha indicato una diminuzione delle quantità effettivamente consegnate dai propri fornitori rispetto a quelle richieste a causa dello shortage di materiale sul mercato e, da ultimo, il 14,7% del campione ha segnalato un peggioramento delle qualità delle forniture.

La fase di miglioramento registrata per gli indicatori associati a domanda, produzione e fatturato ha influenzato anche lo scenario occupazionale: a fianco del 53,2% di indicazioni di conservazione dei livelli, risultano prevalere i pareri di crescita (35,5%) rispetto a quelli di diminuzione (11,3%). Le aspettative per i primi sei mesi del 2022 rivelano un ulteriore miglioramento.

 

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