MONTAGNA/DOPO LA SPEDIZIONE,
I RAGNI RACCONTANO L’AVVENTURA
SULLE IMMENSE PARETI DI BAFFIN

ragni_baffinLECCO – Prima “uscita pubblica” per i Ragni dopo la fenomenale impresa sull’isola di Baffin, che Matteo Della Bordella e Luca Schiera hanno raccontato oggi alla sede lecchese dell’Acel, importante sponsor di questo viaggio.

Viaggio che racconta di un’avventura durata ben 53 giorni: tanto è il tempo che ci hanno impiegato i tre alpinisti del gruppo dei Ragni della Grignetta – Della Bordella, Schiera e Matteo De Zaiacomo assieme ai belgi Nicolas Favresse e Sean Villanueva – per partire con sci e slitte dal villaggio di Clyde River, scalare otto vie in libera per un totale di oltre 1600 metri di roccia macinata e fare ritorno a bordo dei loro canotti gonfiabili nelle acque dell’Eglinton Fiord.

“Dopo sette giorni in cui con gli sci abbiamo trascinato le nostre slitte cariche di bagagli sul ghiaccio, siamo arrivati al campo base – spiega Schiera – lungo un fiordo di circa cento chilometri di estensione, costeggiato a destra e a sinistra dalle pareti rocciose di granito più alte del mondo”. “Abbiamo fatto un paio di vie, per ambientarci – continua il compagno – poi abbiamo cominciato a cercare la linea giusta da salire, e l’abbiamo trovata sulla Great Sail Peak”.

ragni isola di baffinLa cordata belga e quella italiana sono rimaste su questa imponente parete di 1500 metri per circa otto giorni e hanno salito in stile alpino ben tre vie: oltre alla leggendaria “Rubicon”, aperta nel 2002 da un team di russi, la spedizione ha conquistato anche due linee del tutto nuove. I tre Ragni hanno voluto chiamare la loro prima Mascalzone Latino: “la parte più difficile sono i tre tiri di 7c, mentre il resto della via è intorno al 7a/7b, che abbiamo salito proteggendoci solo con friend e nut, senza mai usare gli spit”.

“Le provviste che avevamo ci bastavano ancora per qualche giorno – continua lo scalatore varesino – così abbiamo deciso – di salire anche altre pareti più corte. Per raggiungerle abbiamo dovuto attraversare un lago ghiacciato di due chilometri, abbiamo salito in giornata le due vie e poi siamo tornati indietro giusto in tempo, prima che i ghiacci si sciogliessero”. La parete che hanno salito Della Bordella e Villanueva è stata ribattezzata “L’albero della saggezza” da cui è nato un “Seme di follia” l’itinerario aperto dalla cordata italo-belga. Schiera e Favresse invece non hanno potuto battezzare la loro salita: “Non abbiamo incontrato per settimane nessuna traccia umana, però quando siamo arrivati in cima alla parete abbiamo trovato un piccolo contenitore di vetro con all’interno un messaggio, lasciato da qualcuno prima di noi”.

Dopo questa bella avventura i ragazzi guardano al futuro, nel loro inverno probabilmente c’è la Patagonia, ma questa esperienza è stata positiva anche sul piano personale: “Favresse e Villanueva sono tra gli alpinisti più forti al mondo, ma quando sono in giro per il mondo a scalare sono molto spensierati e allegri e noi abbiamo imparato molto dal loro modo di andare in montagna”.

Manuela Valsecchi

 

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