MEDITAZIONE DI DON G. MILANI:
OTTAVA DEL NATALE NELLA CIRCONCISIONE DEL SIGNORE

In un branetto stringato di soli quattro versetti ci sono, non diciamo certo narrati, ma almeno ci è dato cenno di due episodi: il tripudio di gloria e lode a Dio che reca stupore nelle parole dei pastori invitati e fatti partecipi di un segno: la nascita umile, nascosta di Cristo Signore e l’attribuzione del nome, tanto significativo del suo mistero, di Gesù nella circoncisione. La prima riflessione che ci vuole sollecitare è lo stupore che suscita quanto dicono i pastori. Possiamo chiederci chi raccolga la testimonianza dei pastori e, credo, allora capiti anche a noi stupirci, non potevano che essere ben pochi, tra loro certamente i genitori del Signore, forse qualche parente che aveva dato così umile, ma provvida, benché provvisoria, ospitalità alla coppia in attesa: tra loro il testo evangelico rimarca lo stupore meditativo di Maria: dobbiamo rifletterci.

Che cosa crea stupore? “Le ‘cose’ dette loro dai pastori!”, ciò che era detto, la testimonianza dei pastori. Attorno alla grotta, in quell’ambiente povero e provvisorio giace il “segno” indicato dall’angelo: “un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”. È segno di nessun rimarco, dunque così istintiva la meraviglia per la testimonianza dei pastori che riferiscono della “gloria del Signore che li avvolse di luce” e addirittura della “moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva gloria”. Il vangelo riferisce di queste grandezze e sin dell’annuncio “di un Salvatore che è Cristo Signore” ai pastori, mentre la nascita rimane in quella piccolezza, in quell’umiltà. La meraviglia allora non deve certo fermarsi all’insolito, a quanto di grandezza celeste riportano i pastori, ma deve unire quelle parole a questa piccola così inapparente nascita provvisoria ed umile, che pure è del “Salvatore, Cristo Signore”. È Maria che ci insegna l’atteggiamento buono: l’inaspettato e meraviglioso lo conservava, perché non entrasse solo nelle emozioni, ne faceva riflessione (συμβάλλουσα ἐν τῇ καρδίᾳ) teneva insieme, confrontava tutto questo nel profondo.

Il Natale non può esser solo meraviglia distante, deve rimaner dentro perché si metta insieme, confronti la nostra vita di fragilità e piccolezza, pure con gloria dall’alto che indica in segni umilissimi di umanità il gran dono del Signore. Nella lettura della fede troviamo il senso profondo delle cose umili davanti ai nostri occhi che sono salvezza. È pure il senso del secondo episodio: l’attribuzione del nome a Gesù, il Signore salva, nella circoncisione cioè l’immissione nel popolo di Dio, e dunque nell’umanità concreta del piccolo nato. Il nome, non è semplice designazione come spesso è tra noi, è quasi compendio del dono di Dio che è ciascuno: qui, nel Signore Gesù, è delineato il senso ed il compito di questo neonato: la salvezza di Dio offerta a noi uomini. 

 

Don Giovanni Milani

 

 

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