SEMI DI MARIJUANA:
UNA PANORAMICA
SULLA LEGISLAZIONE VIGENTE

Il dibattito in corso sulla depenalizzazione della cannabis

Il dibattito sulla cannabis e sulla sua commercializzazione resta ancora oggi un argomento caldo, e non ci riferiamo solo alla canapa light, presente sul mercato dal 2016, ma ancora fonte di interminabili discussioni. In questa sede intendiamo concentrarci su un altro prodotto al centro di incomprensioni e dibattiti: i semi di cannabis.

Ad oggi è sotto gli occhi di tutti il fatto che esistano tantissime attività dedicate alla vendita di questi articoli: basta fare un rapido giro sul web per accorgersi di quanti siano gli eCommerce che commerciano prodotti come questi semi femminizzati online e tante altre tipologie di sementi, ognuna delle quali presentano delle particolari caratteristiche che influiscono sul ciclo di crescita della pianta.

Eppure si tratta di semi di marijuana standard, non light: in altre parole, derivano da quelle piante la cui coltivazione e compravendita, in base all’attuale normativa, sono severamente vietate dalla legge.

In questo articolo cercheremo di risolvere questo apparente paradosso facendo una panoramica dello status giuridico della cannabis e concentrandoci in particolare sui semi, spiegando perché la presenza di negozi ed eCommerce che offrono tali sementi sia assolutamente normale e in linea con la normativa.

Qual è lo status legale della cannabis?

La legge n. 242 del 2016 indica un dato numerico che funge da spartiacque tra legalità e illegalità: 0,2%. Si tratta della concentrazione massima di THC che deve contenere la cannabis per essere considerata legale.

La norma prende in considerazione il delta-9-tetraidrocannabinolo o THC, che è uno dei più noti principi attivi della pianta e lo fa in quanto questa molecola possiede proprietà psicotrope ed è il responsabile degli effetti stupefacenti della marijuana. È proprio tale caratteristica a farla rientrare nell’elenco delle sostanze proibite dalla legge inserite nel Testo unico sugli stupefacenti (D.P.R. 309/1990) e a renderla, dunque, illegale.

Insomma, ciò su cui è importante soffermarsi in questo articolo è che il discrimine tra cannabis legale e illegale è il suo contenuto in THC e i semi non ne contengono affatto. Di conseguenza, sarebbe normalissimo ipotizzare che il loro commercio sia sempre legale. Eppure non è così.

Semi di marijuana: è legale comprarli?

Come abbiamo accennato nel paragrafo precedente, i semi di marijuana sarebbero da considerarsi legali in ogni circostanza, dato che non contengono THC. Questo particolare li esclude totalmente dall’elenco delle sostanze proibite inserite nel Testo Unico Stupefacenti sopracitato.

Tuttavia, è opportuno considerare che i semi di cannabis sono potenzialmente in grado di dar vita a una pianta con effetti psicotropi, se vengono fatti germogliare e coltivati.

Per questo motivo, il legislatore ha deciso di legare la liceità dei semi di marijuana alla loro destinazione d’uso: quando vengono venduti a fini esclusivamente collezionistici il loro commercio è sempre libero. Viceversa, se vengono rilevati degli indizi che dimostrano la volontà di coltivarli, allora si configura un reato penale.

Per questa ragione troviamo scritto sulle confezioni di questi prodotti diciture come ‘da collezione’ o simili, le quali lasciano intendere l’unica destinazione d’uso permessa dalla normativa in materia.

La proposta di depenalizzazione della coltivazione della cannabis per uso personale e del consumo

Il dibattito politico sulla legalizzazione o depenalizzazione della cannabis è tornato di attualità in Italia nel 2022, a seguito della discussione in Aula del disegno di legge presentato dal Movimento 5 Stelle per introdurre una nuova legislazione della materia.

A detta del relatore del testo, l’on Mario Pierantoni, Il ddl nasce dalla necessità di costruire un’alternativa alle più rigide politiche di criminalizzazione della cannabis che non hanno avuto successo nel ridurre il consumo di questa sostanza.

Secondo i sostenitori di questo provvedimento, la depenalizzazione del consumo e della coltivazione della cannabis potrebbe portare a evidenti benefici, soprattutto in termini di lotta alle mafie e alleggerimento del sistema giudiziario.

Vediamo, dunque, cosa comporterebbe, qualora venisse approvato, il disegno di legge proposto dal M5S.

Le principali novità contenute nel ddl sono:

– la possibilità di coltivare fino a 4 piante di marijuana per uso personale senza incorrere in alcuna sanzione;

– l’aumento delle pene detentive e amministrative per la detenzione e il traffico di grandi quantità di cannabis (la reclusione può arrivare a un massimo di 20 anni, mentre la sanzione pecuniaria massima è di 300 mila euro);

– la depenalizzazione per la detenzione, la riduzione delle pene per i reati minori, come nel caso di spaccio di piccole quantità, e lo svolgimento di lavori di pubblica utilità quale misura alternativa alla detenzione.

Anche se la nuova maggioranza di Governo ha di fatto affossato il disegno di legge, il dibattito sulla depenalizzazione del consumo di cannabis resta ancora aperto, e questo grazie anche agli enormi interessi economici che ruotano intorno a questo mondo (si stima un possibile fatturato annuo di 7 miliardi di euro).

In conclusione

La legge n. 242 del 2016 ha avuto il grande merito di regolamentare il settore della canapa industriale e favorire lo sviluppo della sua filiera produttiva.

L’intento del legislatore è stato quello di incentivare il suo utilizzo per finalità produttive e industriali e non per scopi ricreativi.

Per quanto riguarda i semi di marijuana, ne è consentito l’acquisto (a scopo collezionistico) e, per questo motivo, è stato possibile assistere negli ultimi anni alla nascita di numerose aziende dedicate alla rivendita di questi prodotto come SensorySeeds, eCommerce noto tra gli appassionati del settore. Ma la coltivazione delle sementi è sempre vietata.

 

Pubblicato in: Economia

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