DOMENICA CHE PRECEDE
IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI
IL PRECURSORE: LA MEDITAZIONE
DI DON GIOVANNI MILANI

Sembra di intuire che la domanda dei discepoli a Gesù, non sia proprio mossa da interesse teologico, ma più probabilmente dal valutarsi, nella lor sequela del Signore, in privilegio; Gesù allarga il campo di risposta col gesto simbolico e la riflessione, che cerchiamo d’intender bene. Il Signore (in una società, certo men attenta che da noi, a tutela e considerazione dei bambini) chiama e pone in mezzo il piccolo, poi, con l’assai significativo Ἀμὴν/in verità, esorta: “Se non vi convertirete e non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”. Il primo impegno – dobbiamo notarlo – è la conversione che poi si esplicita nel divenir “come” i bambini per il regno. Solo dopo, finalmente rispondendo alla domanda, indica nel diventare come quel bimbo il primato nei cieli, aggiungendo “chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me”. Qui c’è da riflettere in aggiunta, perché il bambino diventa immagine, presenza di Gesù.

Non è l’ingenuità né la purezza – come spesso s’intende – che propone, prime, il Signore, ma è la tensione confidente e affettuosa al Padre (minuscolo per il bambino; maiuscolo per il discepolo). Il grande Ireneo di Lione ci rammenterebbe che abbiamo da acquisire ’infanzia conoscitiva’, non quella perduta ‘dell’innocenza’. Il fanciullo è qui immagine del Signore Gesù stesso. Ecco allora – dopo la riflessione sullo scandalo – la nota su “i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”. Sono gli angeli di primo grado, gli ‘angeli del volto’ – secondo 1 Enoch – che hanno incarico caratteristico per proteggere gli eletti. Gesù è nella tensione continua di obbedienza, spontanea nell’amore, verso il Padre, in tutte le narrazioni evangeliche lo possiamo constatare; vorrebbe il discepolo imparasse questo atteggiamento, lo imitasse nella confidente preghiera e in tutt’intero l’orientamento della vita come un fanciullo che è legato dall’istintiva, ma affettuosa relazione di dipendenza dal papà.

Poi il testo si volge allo scandalo nella incisività forte delle immagini del Signore che, dalla cura del non turbare i semplici – nell’immagine dei bambini –, passa alla significativa vigilanza sui comportamenti personali: esteriori (la mano, il piede) e interiori (il tuo occhio). L’agire consapevole nel frequentare luoghi – il piede –, o situazioni – la mano – di dubbia limpidità morale è ben segnalato come inciampo (scandalo) alla via del Regno. Così da una domanda di presunta teologia posta dai discepoli per mettere in luce sé stessi; il Signore trae insegnamento profondo e vasto, non solo ponendosi – nel fanciullo – esempio e primato di tensione a meta di cielo, pure invitando a luminosa limpidità che evita compromessi per vivere piena una sequela non solo dietro al Gesù terreno, ma dice il senso della vita nella fede fiduciosa nella provvidenza del Padre.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

 

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