DON GIOVANNI MEDITA NELLA TERZA DOMENICA DI AVVENTO

Domenica scorsa abbiamo visto la figura di Giovanni e ascoltata la sua voce forte addirittura tuonante dal deserto anche a dire della grandezza di “colui che viene” (pure con l’immagine del sandalo probabile richiamo di riscatto sponsale) ora la sua voce è flebile dal carcere e pone domanda (dubbio o forse anche sollecitazione) a Gesù stesso se sia lui il “veniente” con quella forza che dal deserto gli attribuiva.

Sono i discepoli del Battista a porre direttamente a Gesù la domanda o piuttosto la sollecitazione ad agire in potenza; la risposta è il mostrare l’adempiersi delle profezie proprio in quell’agire del Signore Gesù che pare forse tenue.

È da notare come ci sia un crescendo nell’elenco delle opere di Gesù che non si ferma alla meraviglia che “i morti risuscitano”, ma culmina in quel: “ai poveri è annunciato il Vangelo” che sembra dare tono di più alto convincimento alla Parola che non allo stupore per l’azione miracolosa. Deve essere riflessione anche per noi: è la parola che introduce alla fede.

Se ne vanno i discepoli di Giovanni (ricordiamo condiscepoli del Signore stesso) ed è lui, Gesù, che parla dello stesso precursore, con sollecitazione incisiva perché le folle non siano, come sarà Erode, curiose di gesti straordinari, ma attente al messaggio anzitutto quello che già Giovanni ha lanciato. Le incalza: “Che cosa siete andate a vedere?”. Ed elenca: dalle cose da nulla, “una canna sbattuta dal vento” alle vesti sontuose, per arrivare al “profeta e più che profeta”.

Sì, Giovanni è il precursore, è più che profeta perché a lui è stato dato compito di indicare a dito il Messia, il Signore Gesù che lui stesso, pur riluttante, aveva accettato di battezzare “è lui quell’Elia che deve venire”, lo afferma persino Gesù. Giovanni è l’ultimo dei profeti e il più grande proprio per il suo profetare ed indicare ultimo e definitivo. Il Signore parla di lui e del suo compito profetico con singolare solennità ad indicarne la grandezza: “fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista” e aggiunge: “ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”.

È da fare attenzione a questa aggiunta che spesso è interpretata come il trionfo della grazia anche nel più modesto dei discepoli. L’interpretazione più vera e pertinente è probabilmente quella che vede il Signore Gesù stesso in questo piccolo (di età, come dice Luca, ma pure nell’esser stato discepolo dello stesso Giovanni): è ovvio sia lui il più grande nel regno.

 

Don Giovanni Milani