L’ENERGIA DI ‘FIORE ‘ SBOCCIA
OGGI PIÙ FORTE DI PRIMA.
4 ANNI PER IL RISTORANTE
STRAPPATO ALLA MAFIA

LECCO – Si respira nuova energia a Fiore – Cucina il libertà, la pizzeria rinata sulle ceneri di Wall Street. Il locale che per la città di Lecco è stato simbolo dei Coco Trovato e della ‘ndrangheta è ripartito nel 2017 con ben altro spirito: alla cooperativa Fabbrica di Olinda i compito di gettare i semi di una esperienza che significasse lavoro e inclusione, alta qualità e filiera locale.

Il progetto Olinda, nato dalla chiusura dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, è arrivato a Lecco in punta di piedi, la scommessa dello psichiatra Thomas Emmenegger era alquanto visionaria ma, con Arci e Auser prima e Libera oggi, il ristorante è diventato realtà e si distingue nel panorama manzoniano per originalità e accoglienza.

Uscire dalla cattiva ombra gettata dai fatti di mafia non è stato facile, per riuscirci Fiore si è contrapposto a Wall Street anche nella veste e nella simbologia. Alle pareti e posati sui lampadari decine di libri aperti.

“Al sopralluogo era tutto grigio e buio, dovevamo cambiare l’energia di questo luogo e la soluzione è arrivata sfruttando i libri come oggetto di design” rivela Emmnegger. I volumi sono stati donati dai cittadini di Lecco e, come fa notare il collega Raffaele Mattei, “molti sono libri che se fossero nella mia libreria farei fatica a separarmene”.

Se Mattei è l’anello di congiunzione tra Olinda e Fiore, a manovrare l’avventura c’è Giorgio Antoniella, chef umbro che dopo esperienze nel mondo anglosassone ha incontrato il derviese Enrico Derflingher ed è entrato nelle cucine dei grandi alberghi. Roma e poi Hong Kong, dove per cinque anni segue ritmi esasperati. La sua ambizione era però una “cucina artigianale” e ha trovato in Fiore la sua dimensione.

Antoniella in questi primi quattro anni di Cucina in libertà si è circondato di una squadra energica composta da persone con storie, provenienze ed età delle più diverse, fattori che hanno consolidato il team e con esso ciò che Fiore può offrire. Sono Francesca Perra, responsabile di sala, Jacopo Ben Hammar, caposala, Ngane Ndiaye, Gisella Castro e Alma Murri in sala, Haris Saeed, Benito Sulmonte, Riccardo Florio e Fatumata Sagna in cucina.

Tutti insieme hanno dato vita a una cucina chiara e comprensibile, dove la stagionalità e la leggerezza vengono esaltate ad arte dal gioco dei colori che appaga la vista oltre che il gusto. La filiera è tracciata e il più possibile legata al territorio e a km zero; non può mancare il sostegno di Libera Terra, marchio che ha lo stesso dna antimafia di Fiore.

La forza della pizzeria di via Belfiore ha superato anche la prova del Coronavirus. Riuscire infatti a non licenziare cuochi e camerieri ha permesso, appena le condizioni sanitarie lo hanno permesso, di rimettersi in moto con competenze ed equilibri già rodati.

La novità di queste ultime settimane è piuttosto una nuova disponibilità del ristorante a pranzo, con menù pensati appositamente per una pausa veloce, senza nulla togliere ai più classici appuntamenti serali.

Cesare Canepari
Immagini Paolini per Lecconews;
food photography by Brambilla&Serrani

 

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