RUBRICA, IL RACCONTO:
IL SALICE E LO SCOIATTOLO

LECCO – Come ogni mercoledì, torna la rubrica dedicata ai racconti. Ancora una volta, la storia nasce dalla penna di Antonella Straziota, autrice di Malgrate specializzata in favole per bambini.

Se volete pubblicare un vostro testo (per l’infanzia o meno), inviateci i racconti alla mail di Lecco News.

Buona lettura.

 

Il Salice piangente e lo scoiattolo che gli insegnò a sorridere

Sulle sponde di un solitario fiume che, dopo aver abbandonato il grembo di mamma montagna, aveva formato il suo giaciglio sul fertile terreno di un bosco, viveva un piccolo alberello solitario, diverso dai suoi simili. Le sue braccia e le sue foglie, infatti, non erano rivolte verso l’alto, ma sembravano voler toccare terra.

“Ma guardati, Salice” lo schernivano gli altri alberi, mostrando fieri le loro chiome “Non riesci neanche a guardare il sole… ma come fai a respirare? Non sarà che rubi un po’ del nostro ossigeno?”

E così il nostro alberello, che diveniva sempre più cupo, tanto da essere soprannominato piangente, trascorse gran parte della sua vita convinto che ci fosse in lui qualcosa che non andasse e, per questo motivo, a usare i suoi rami e la sua folta chioma come scudo dietro il quale nascondersi dagli altri.

Un giorno sentì una voce: “Ehi, tu, là in alto, mi daresti una zampa?” gli chiese.

L’alberello scosse le sue fronde, cercando di capire chi avesse parlato e soprattutto cosa volesse esattamente da lui. Piegandosi un po’ di più verso il basso vide un piccolo esserino che, con una ghianda in mano, lo guardava con uno sguardo implorante.

“Cosa dovrei darti?” chiese l’albero.

“Hai ragione” disse con una piccola risata cristallina l’animaletto “Voi alberi non avete zampe!”

Poi, cambiando tono, aggiunse: “Ho bisogno del tuo aiuto. Ero in giro, come ogni giorno, a cercare qualcuno con cui giocare; dopo aver trascorso qualche ora a rincorrere lucertole e grilli, ho sentito il bisogno di riposare un poco. Ho visto questo fiume, che mi ha offerto un po’ della sua acqua per rigenerarmi e poi mi sono accorto che non sapevo più dove mi trovavo… poi ho guardato in alto e ho visto te: sarebbe bello se mi aiutassi, con le tue fronde, a ritrovare la strada di casa…”

L’alberello, scrollando la sua chioma e facendo cadere così qualche foglia, disse, esitando: “Ma… io non so dove abiti… come posso aiutarti?”

Lo scoiattolo alzò lo sguardo verso di lui e disse: “Certo che lo sai: tu sei molto più alto di me e da lassù puoi vedere molto lontano… e poi, penso di non vivere troppo distante da te, perché quando esco dalla mia casetta ti vedo sempre!”

Allora l’albero scostò un po’ dei suoi capelli dal viso e guardò davanti a sé, scorgendo così un grosso albero da dove provenivano delle voci disperate che chiamavano a gran voce un certo Salterello.

“È forse quella casa tua?” chiese l’albero allo scoiattolo, che cominciò ad annuire e a saltellare, facendo così comprendere a Salice il motivo del suo nome.

Allora l’alberello allungò le sue fronde, prese in braccio il piccolo animaletto e lo adagiò dolcemente sui rami della quercia, dove i suoi cari lo riabbracciarono, dopo aver ringraziato Salice con una manciata di pigne.

Da quel giorno il nostro alberello non si sentì più triste… aveva scoperto un sentimento nuovo. Non sapeva cosa fosse, ma era quella sensazione che gli faceva aprire un varco tra i suoi folti rami per accogliere il piccolo scoiattolo che, dopo aver rincorso i suoi amichetti del bosco, correva da lui ad abbracciarlo e a raccontare le sue avventure, che Salice amava tanto ascoltare.

 

Antonella Straziota
Nasce a Bari nel 1971, laureata in scienze politiche, da dieci anni vive a Malgrate.
La sua passione è scrivere per diletto, e grazie alla sua immaginazione scrive racconti per bambini.
È autrice dei libri “Favole e… favole” e “Natale con fantasia” pubblicati in self-publishing, e della collana “Ai e Sil alla ricerca della sicurezza perduta” (raccolta di sei libri per bambini sul tema della sicurezza), pubblicato dalla casa editrice AIESiL. Ama la natura, la lettura, i gatti e fare passeggiate.

 

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Pubblicato in: Giovani, Città Tags: 

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